Foto © Ivan Canavera – Tutti i diritti riservati. Tutte le immagini presenti in questo articolo sono state scattate personalmente da me, Ivan Canavera, nel corso di numerosi viaggi in lungo e in largo per la Sardegna. In questo articolo vi racconterò di le Tombe dei Giganti in Sardegna storia le più belle da visitare.
🌿 Introduzione
Inn questa guida troverai tutto quello che devi sapere: storia, architettura, simbolismi, le tombe più belle da visitare e qualche curiosità che ti lascerà a bocca aperta. Che tu sia un semplice viaggiatore curioso o un appassionato di archeologia nuragica, questo articolo è fatto per te.

🏛️ Contesto Storico: Chi Erano i Costruttori?
La civiltà nuragica fiorì in Sardegna tra il 1800 e il 500 a.C. circa, durante l’età del Bronzo e del Ferro. Si tratta di una delle culture preistoriche più complesse e affascinanti dell’intero Mediterraneo, rimasta però priva di scrittura e quindi avvolta in un silenzio che affascina ancora oggi gli studiosi di tutto il mondo.
Inoltre, i nuragici erano costruttori straordinari: innalzarono migliaia di torri troncoconiche in pietra chiamate nuraghi, crearono pozzi sacri con tecniche ingegneristiche sorprendenti e, soprattutto, edificarono le Tombe dei Giganti, monumenti sepolcrali collettivi che ancora oggi dominano il paesaggio sardo. Nonostante i secoli e le intemperie, molte di queste strutture resistono con una solidità che lascia senza fiato.
🪨 Cosa Sono le Tombe dei Giganti?
Il nome “Tombe dei Giganti” nasce dalla fantasia popolare: i pastori sardi, trovando queste enormi strutture megalitiche, le attribuirono a esseri soprannaturali, giganti appunto. In lingua sarda, si chiamano tumbas de sos mannos, ovvero “tombe dei grandi”. Gli archeologi, tuttavia, hanno adottato questa denominazione romantica, che peraltro rende perfettamente l’idea dell’impatto visivo che si prova vedendole per la prima volta.
Si tratta di sepolcri collettivi, presumibilmente utilizzati tra il Bronzo Antico e il Bronzo Finale, vale a dire tra il 1800 e il 1100 a.C. circa. In esse venivano deposti i resti di numerosi individui, spesso con oggetti funerari e offerte votive, in un rituale che aveva quindi un forte valore comunitario oltre che spirituale.
🏗️ Architettura: Una Struttura Pensata per l’Eternità
Avvicinandosi a una tomba dei giganti ben conservata, la prima cosa che colpisce è la dimensione. Parliamo di camere funerarie lunghe fino a 30 metri e alte anche 3 metri, realizzate con blocchi di pietra di dimensioni imponenti, infissi verticalmente nel terreno (gli ortostati) o disposti a filari orizzontali.
La struttura si sviluppa secondo uno schema preciso e riconoscibile:
- Il corridoio funerario (o galleria): è la parte centrale, lunga e stretta, dove venivano deposti i defunti. Originariamente coperto da lastre orizzontali, in molti casi ancora visibili.
- L’esedra semicircolare: il grande abbraccio di pietra che delimita la facciata del monumento. È la parte più scenografica, quella che ti accoglie frontalmente.
- La stele centinata: nelle tombe più antiche e in molte di quelle più importanti, al centro dell’esedra si trova una grande lastra verticale sagomata ad arco, alta anche quattro metri, con alla base una piccola apertura simbolica.
- Il tumulo: originariamente l’intera struttura era ricoperta da un cumulo di terra e pietra, che conferiva alla tomba la forma di una barca rovesciata o di un profilo allungato.
🐂 La Forma: Testa di Toro, Grembo Femminile o Arco con la Freccia?
Questa è probabilmente la domanda più affascinante che si pone chiunque si avvicini a questi monumenti. Perché, vista dall’alto, la tomba dei giganti ha una forma molto particolare: un lungo corpo allungato con una testa semicircolare in cima. E qui inizia il dibattito, ancora aperto, tra studiosi e appassionati.
🐃 L’Interpretazione Taurina
La teoria più accreditata in ambito accademico è quella della protome taurina, ovvero la forma che richiama la testa di un toro vista frontalmente. L’esedra semicircolare rappresenterebbe le corna, mentre il corridoio sarebbe il muso allungato dell’animale. Il toro era simbolo di forza, fertilità e potere nelle culture mediterranee del Bronzo, pertanto non sorprende che i nuragici abbiano voluto evocare questa immagine nei loro luoghi sacri di sepoltura. L’esempio, dal mio punto di vista personale, più adatto a questa forma potrebbe essere la tomba dei giganti Sa Domu de S’Orcu di Siddi (su). Qui le indicazioni stradali

🌸 Il Grembo della Madre Terra
Un’altra interpretazione, affascinante e suggestiva sebbene meno documentata nelle fonti accademiche ufficiali, vede nella tomba la rappresentazione di un corpo femminile. L’esedra sarebbe le gambe aperte di una donna e l’ingresso alla camera funeraria, quella piccola apertura al centro della stele, simboleggerebbe la nascita: il defunto entra nel ventre della terra per rinascere nell’aldilà. Questa lettura si inserisce nel culto più ampio della Dea Madre, diffusissimo nel Neolitico e sopravvissuto in varie forme nell’età del Bronzo. Tuttavia, va precisato che si tratta di un’ipotesi simbolica, non di una certezza documentata. Quella che più mi ricorda questa forma potrebbe esser la Tomba dei Giganti di San Cosimo a Gonnosfanadiga (Su). Qui le indicazioni stradali

🏹 L’Arco e la Freccia
Esiste infine una terza interpretazione, molto meno accreditata dalla comunità scientifica, che legge nella forma della tomba la sagoma di un arco con la freccia già incoccata, pronta a scoccare verso il cielo. Secondo questa visione, il corridoio sarebbe la freccia e l’esedra l’arco. Nonostante la sua scarsa diffusione tra gli archeologi, è comunque interessante come esempio di quanto questi monumenti abbiano stimolato la fantasia e la ricerca di senso nei secoli.
In definitiva, la forma che si osserva nelle tombe dei giganti racconta moltissimo di una civiltà che pensava in grande e che costruiva i propri luoghi sacri con una cura e un’intenzione tutt’altro che casuali. L’esempio della forma ad arco potrebbe essere la tomba dei giganti Madau a Fonni. Qui le indicazioni stradali

🔨 I Tipi Architettonici: Un’Evoluzione nel Tempo
Nel corso dei secoli, la tomba dei giganti mantenne la pianta di fondo ma si arricchì progressivamente di nuove tecniche costruttive. Gli archeologi distinguono principalmente tre tipologie evolutive:
Tipo Dolmenico — il più antico, caratterizzato dalla presenza della stele centinata al centro dell’esedra. La stele può essere monolitica o composta da due elementi. Ne sono splendidi esempi S’Ena e Thomes a Dorgali e Coddu Ecchju ad Arzachena.
Tipo a Filari con Esedra — non presenta la stele ma una muratura a filari orizzontali con massi squadrati. L’esedra è comunque presente e ben definita.
Tipo a Isodomia — il più recente e tecnicamente raffinato, che riprende le tecniche costruttive dei nuraghi e dei pozzi sacri, con una precisione nella lavorazione della pietra davvero sorprendente.
🌟 Le Tombe dei Giganti Più Belle che Ho Fotografato
Ho percorso la Sardegna in ogni stagione, sotto il sole cocente d’agosto e sotto la pioggia battente di questi giorni invernali. Pertanto, ti racconto le tombe che mi hanno colpito di più, quelle che ancora oggi mi lasciano un senso di meraviglia ogni volta che le rivedo attraverso le mie fotografie.
⭐ Coddu Ecchju – Arzachena (SS)
Situada in località Capichera, a circa 6 km da Arzachena, è uno dei monumenti più importanti e fotograficamente più spettacolari dell’isola. La sua stele centinata è la più alta conosciuta in Sardegna: ben 4,04 metri di granito scolpito con una precisione che ancora oggi sfida la spiegazione. Costruita in due fasi (prima la galleria, tra il XXI e il XIX secolo a.C., poi l’esedra e la stele tra il XVIII e il XVII), accoglieva probabilmente i defunti del vicino villaggio nuragico di La Prisgiona. Inoltre, il paesaggio circostante — macchia mediterranea e vigneti gallurese — rende la visita ancora più suggestiva. Link all’articolo dedicato a questo sito

⭐ S’Ena e Thomes – Dorgali (NU)
Nella valle del rio Isalle, immersa in una natura selvaggia e raggiungibile dopo un piacevole chilometro a piedi su sentiero facile (occhio al cancelletto: va richiuso per non far scappare le pecore!), questa tomba è un capolavoro del Bronzo Antico, databile tra il 1800 e il 1600 a.C. La stele granitica alta 3,65 metri pesa circa 7 tonnellate e presenta una cornicetta in rilievo e un portello simbolico alla base. Nonostante si orienti verso sud — diversamente da molte altre tombe nuragiche che guardano a sud-est — conserva intatta la sua atmosfera solenne. Link all’articolo dedicato a questo sito

⭐ San Cosimo – Gonnosfanadiga (SU)
Considerata la più estesa tra le Tombe dei Giganti conosciute in Sardegna, la tomba di San Cosimo si trova nel territorio del Medio Campidano. Pertanto, se vuoi un’idea di cosa significasse costruire su scala monumentale nell’età del Bronzo, questo è il posto giusto. La sua imponenza ti lascia letteralmente senza parole. Link all’articolo dedicato a questo sito

⭐ Sa Domu ‘e S’Orcu – Siddi (SU)
Posta a circa 260 metri di quota sull’altopiano della Giara di Siddi, questa tomba ha un nome che già da solo evoca mondi antichi: “Casa dell’Orco”. Il nome riflette la paura popolare verso questi misteriosi monumenti, tuttavia oggi è uno dei siti più visitati del Campidano. Quindi, se passi da quelle parti, non perderla assolutamente. Ogni volta che torno a Siddi, a Sa Domu ‘e S’Orcu, e mi siedo di fronte all’esedra in silenzio, penso a tutte le persone che in tremila anni hanno percorso questo stesso prato per raggiungere questo stesso luogo. Nonni, figli, intere comunità. Pertanto, i giganti del titolo non sono forse creature soprannaturali: sono questi costruttori anonimi che con le sole mani, la pietra e una visione del mondo che non possiamo del tutto comprendere, ci hanno lasciato monumenti che resistono ancora oggi. Link all’articolo dedicato a questo sito

⭐ Paule Luturru – Samugheo (OR)
Questa tomba, che ho visitato in questi giorni di gennaio 2026 con il sole basso che esaltava la trachite rosa degli ortostati, mi ha sorpreso soprattutto per un motivo: i 46 frammenti di statue-menhir dell’Età del Rame (3000–2500 a.C.) riutilizzati come materiale da costruzione. I costruttori nuragici hanno letteralmente incorporato le pietre sacre di un mondo precedente nelle fondamenta del nuovo. Inoltre, la sorgente Sa Paule nelle vicinanze aggiunge un ulteriore strato di sacralità al luogo. Link all’articolo dedicato a questo sito

⭐ Su Mont’e S’Abe – Olbia (SS)
In Gallura, non lontano da Olbia, questa tomba offre una delle esperienze più complete per chi vuole capire l’architettura funeraria nuragica. La posizione panoramica e lo stato di conservazione la rendono particolarmente fotogenica, quindi vale il viaggio anche solo per questo. Link all’articolo dedicato a questo sito

⭐ Barrancu Mannu – Santadi (SU)
Conosciuta anche come “Sa Tuerredda”, presenta il classico schema planimetrico delle tombe di giganti in un contesto paesaggistico di grande bellezza, nel Sulcis. Nonostante si trovi in una zona meno battuta dai turisti, vale assolutamente la deviazione. Link all’articolo dedicato a questo sito

⭐ Madau – Fonni (NU)
Nel cuore della Barbagia, a Fonni, le tombe di Madau si trovano in un territorio di montagna che in inverno regala scenari quasi nordici. Pertanto, visitarle sotto la neve o con la nebbia bassa è un’esperienza che difficilmente si dimentica. Link all’articolo dedicato a questo sito

🌊 Monte Pranu – La Scoperta che Non Dimenticherò Mai
Esiste una storia legata alle tombe dei giganti che ancora oggi mi emoziona raccontare. È quella di Monte Pranu, nel Sulcis, e inizia da una voce raccolta esplorando il territorio: si diceva che nel lago artificiale creato dalla diga costruita tra il 1947 e il 1951 fossero sommerse alcune tombe dei giganti e nuraghi, inghiottiti dalle acque quando il bacino fu riempito. Nessun sito ufficiale le censiva. Nessuna mappa le indicava con precisione. Pertanto ho deciso di andarci io stesso.
🔎 La Prima Spedizione – Fine Giugno
La prima volta sono andato a fine giugno, sfruttando la pesante siccità che aveva colpito la Sardegna nell’estate scorsa. Le indicazioni su Google Maps erano imprecise e ci ho messo molto tempo prima di trovare il punto giusto, avanzando tra la macchia mediterranea su sentieri non battuti con un caldo torrido addosso. Tuttavia la fatica è stata subito ripagata: dalla riva del lago in secca ho intravisto la prima tomba, la più grande, parzialmente ancora coperta dall’acqua. Un’esedra di pietra che emergeva dal fango come se stesse respirando. Mi sono fermato a lungo a fissarla, incredulo.

🔎 La Seconda Spedizione – Metà Agosto
Sono tornato a metà agosto, quando il livello del lago si era abbassato ulteriormente. Questa volta avevo anche il drone. In volo non avevo notato nulla di nuovo, pertanto sono rientrato a casa convinto di aver fotografato tutto. Poi, scaricando le immagini sul computer e guardandole dall’alto con calma, ho visto qualcosa che mi aveva completamente sfuggito a terra: tre strutture più piccole, chiaramente riconoscibili come esedre di tombe dei giganti, emergevano pochi metri più in là. Nessuno le aveva mai documentate. Nessuno ne conosceva l’esistenza. Insieme a queste, erano evidenti anche le rovine di un probaible villaggio nuragico con le planimetrie, direi stranamente, rettangolari delle capanne ben visibili dall’alto.

🔎 La Terza Spedizione – Agosto, di nuovo
Nonostante il caldo tremendo — parliamo di piena estate nel Sulcis, con temperature che rendono ogni spostamento a piedi un’impresa — sono tornato una terza volta per fotografare le due tombe più piccole anche da terra. Ho camminato più di un’ora nella macchia, su sentieri inesistenti, con il sole a picco. Infine, quando le ho raggiunte e mi sono trovato davanti a quelle pietre emergenti dall’acqua bassa del lago, la fatica è scomparsa immediatamente.
In totale, nell’area del lago di Monte Pranu ho individuato quattro tombe dei giganti — mentre ufficialmente ne era censita soltanto una — più un villaggio nuragico adiacente.
Un avviso importante: nel 2026 non sarà possibile vedere nulla di tutto questo. Le abbondanti piogge invernali hanno riportato il lago al pieno delle sue capacità, e le tombe si trovano ora a circa 7–8 metri sott’acqua come minimo. Pertanto, bisognerà aspettare una nuova estate particolarmente siccitosa per rivederle affiorare. La Sardegna nasconde ancora molti segreti: bisogna solo avere la pazienza e la tenacia di cercarli.

💡 Curiosità: La Piccola Porta della Stele
Hai mai notato quel piccolo foro nella parte bassa della stele centinata? È una delle cose che più mi ha incuriosito sin dalle prime visite. Gli archeologi interpretano questa apertura come un passaggio simbolico: abbastanza piccola da non consentire il transito di un corpo adulto, era probabilmente destinata al passaggio dell’anima del defunto, o forse usata per depositare offerte rituali in momenti successivi alla sepoltura.
Quindi non si tratta di una porta per i vivi, bensì di un confine tra i due mondi: quello dei vivi e quello degli antenati. Un dettaglio piccolo che racconta molto di come i nuragici concepissero la morte e l’aldilà.
🗺️ Come Organizzare un Tour per Zone
Le tombe dei giganti sono distribuite in tutta la Sardegna, pertanto l’ideale è organizzarle per aree geografiche. Ti suggerirei questo schema:
Nord Sardegna (Gallura): Coddu Ecchju e Li Lolghi ad Arzachena, Su Mont’e S’Abe a Olbia, Pascaredda a Calangianus. Zona ottima per chi vuole abbinare mare e archeologia.
Centro Sardegna (Barbagia e Mandrolisai): S’Ena e Thomes a Dorgali, Madau a Fonni, Paule Luturru a Samugheo, Iloi a Sedilo, Is Lapideddas a Gonnosnò. Zone di montagna: d’inverno abbigliamento caldo obbligatorio.
Sud Sardegna (Campidano e Sulcis): San Cosimo a Gonnosfanadiga, Sa Domu ‘e S’Orcu a Siddi, Barrancu Mannu a Santadi, Su Niu de Su Crobu a Sant’Antioco, Monte Pranu a Villaperuccio (solo in estate di secca). Zone comode da raggiungere in auto.
Le tombe dei giganti, tra i monumenti più importanti della Sardegna, risalgono a circa 3.000 anni fa e si trovano in diverse aree dell’isola. Per saperne di più, puoi leggere un articolo qui. Ecco un elenco di alcune di queste tombe:
- – Tomba dei giganti di Lu Brandali, Santa Teresa Gallura (SS)
- – Tomba dei giganti di Iloi, Sedilo (OR)
- – Tomba dei giganti Is Lapideddas, Gonnosno (OR)
- – Tomba dei giganti di Aiodda, Nurallao (SU)
- – Tomba dei giganti di Barrancu Mannu, Santadi (SU)
- – Tomba dei giganti di Bau e Tuvulu, Ulassai (NU)
- – Tomba dei giganti di Biristeddi, Dorgali (NU)
- – Tomba dei giganti di Bruncu Espis, Arbus (SU)
- – Tombe dei giganti di Goronna, Paulilatino (OR)
- – Tomba dei giganti di Imbertighe, Borore (NU)
- – Tomba dei giganti di Is Concias, Quartucciu (CA)
- – Tomba dei giganti di Laccaneddu, Villanova Monteleone (SS)
- – Tomba dei giganti di Lassia, Birori (NU)
- – Tomba dei giganti di Coddu Ecchju, Arzachena (SS)
- – Tomba dei giganti di Li Lolghi, Arzachena (SS)
- – Tomba dei Giganti Su Niu de Su Crobu, Sant’Antioco (SU)
- – Tomba dei giganti di Madau, Fonni (NU)
- – Tomba dei giganti di Muraguada, Bauladu (OR)
- – Tomba dei giganti di Oratanda, Cuglieri (OR)
- – Tomba dei giganti di Oridda, Sennori (SS)
- – Tomba dei giganti di Osono, Triei (NU)
- – Tomba dei giganti di Palatu, Birori (NU)
- – Tomba dei giganti di Pascaredda, Calangianus (SS)
- – Tomba dei giganti di Sa Dom’e s’Orcu, Dolianova (SU)
- – Tomba dei giganti di Sa Domu ‘e S’Orcu, Siddi (SU)
- – Tomba dei Giganti di S’Ena e Thomes, Dorgali (NU)
- – Tomba dei Giganti di Sa Farch’e s’Artare, Seneghe (OR)
- – Tomba dei Giganti di Sa Perda ‘e S’Altare, Birori (NU)
- – Tomba dei Giganti di San Cosimo, Gonnosfanadiga (SU)
- – Tomba dei Giganti di Santu Bainzu, Borore (NU)
- – Tomba dei Giganti di Sas Presones, Cuglieri (OR)
- – Tomba dei Giganti di Su cuaddu ‘e Nixias, Lunamatrona (SU)
- – Tomba dei Giganti di Su Mont’e s’Abe, Olbia (SS)
- – Tombe dei Giganti di Sa Mandara, Guasila (SU)
- – Tombe dei Giganti di Monte Prano, Villaperuccio (SU)
- – Tomba dei Giganti di Paule Luturru, Samugheo (OR)
- – Tomba Megalitica di Pranu Ciara, Suelli (CA)
- – Tomba dei Giganti Perda Cossu, Norbello (OR)
- – Tomba dei Giganti Cuccuru Mannu, Riola Sardo (OR)
- – Tomba dei Giganti Sa Sedda e sa Caudela, Collinas (SU)
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❓ FAQ in Italiano
1. Cosa sono esattamente le Tombe dei Giganti? Le Tombe dei Giganti sono monumenti sepolcrali collettivi costruiti dalla civiltà nuragica in Sardegna tra il 1800 e il 1100 a.C. circa. In sardo si chiamano tumbas de sos mannos (“tombe dei grandi”). Il nome popolare deriva dalla fantasia dei pastori che attribuivano queste enormi strutture a giganti soprannaturali.
2. Quante Tombe dei Giganti esistono in Sardegna? Sono stati censiti oltre 800 monumenti di questo tipo sull’intera isola, distribuiti in tutte le province. Alcune sono eccezionalmente ben conservate, altre ridotte a pochi resti. La Sardegna rappresenta quindi la più grande concentrazione al mondo di questi monumenti funerari megalitici. Peraltro, esplorando il territorio è ancora possibile scoprirne di nuove, come dimostrato dalle tombe sommerse nel lago di Monte Pranu.
3. Cosa significa la forma a semicerchio (esedra) delle tombe? Le interpretazioni sono diverse. La più accreditata vede nell’esedra la forma della testa di un toro (protome taurina), simbolo di forza e fertilità nelle culture mediterranee del Bronzo. Tuttavia, esistono anche interpretazioni che la leggono come il grembo femminile in riferimento al culto della Dea Madre, oppure — in modo meno accreditato — come la sagoma di un arco con la freccia.
4. Si può entrare nelle Tombe dei Giganti? La maggior parte è accessibile liberamente e gratuitamente, senza biglietto né orari di chiusura. È sempre necessario però rispettare i siti: non toccare le strutture, non spostare pietre, non arrampicarsi. Alcune tombe si trovano su terreni privati e richiedono di passare attraverso cancelli che vanno sempre richiusi.
5. In quale periodo dell’anno è meglio visitarle? Le tombe sono visitabili tutto l’anno. In estate si gode del clima migliore ma i siti sono più frequentati. La primavera e l’autunno offrono luce ottimale per la fotografia. L’inverno, nonostante il freddo e l’umidità, regala atmosfere straordinarie e siti completamente deserti. Per le tombe sommerse di Monte Pranu, invece, è necessario aspettare la secca estiva (fine giugno–settembre), ma solo in anni di siccità pronunciata.
❓ FAQ in English
1. What exactly are the Giants’ Tombs? The Giants’ Tombs are collective burial monuments built by the Nuragic civilization in Sardinia between approximately 1800 and 1100 BC. In Sardinian they are called tumbas de sos mannos (“tombs of the great ones”). The popular name comes from the imagination of shepherds who attributed these enormous structures to supernatural giants.
2. How many Giants’ Tombs exist in Sardinia? Over 800 monuments of this type have been recorded across the island, distributed throughout all provinces. Some are exceptionally well preserved, others reduced to just a few remains. Sardinia therefore represents the world’s largest concentration of these megalithic funerary monuments. New ones can still be discovered today, as demonstrated by the submerged tombs in Lake Monte Pranu.
3. What does the semicircular shape (exedra) of the tombs mean? Interpretations vary. The most academically accepted one sees in the exedra the shape of a bull’s head (taurine protome), a symbol of strength and fertility in Bronze Age Mediterranean cultures. There are also interpretations that read it as a representation of the feminine womb in reference to the cult of the Mother Goddess, or — less credibly — as the outline of a bow and arrow.
4. Can you enter the Giants’ Tombs? Most tombs are freely accessible without tickets or closing times. However, it is always necessary to respect the sites: do not touch the structures, do not move stones, do not climb. Some tombs are on private land and require passing through gates that must always be closed afterwards.
5. What is the best time of year to visit them? The tombs can be visited year-round. In summer you enjoy the best weather but the sites are more crowded. Spring and autumn offer optimal light for photography. Winter, despite the cold and humidity, provides extraordinary atmospheres and completely deserted sites. For the submerged tombs of Monte Pranu, you need to wait for summer drought conditions (late June–September), and only in years of pronounced water scarcity.
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